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Istituto di Geologia paleontologia e geografia fisica di Giovanni Merla, in "Il Giornale dell'Università"

Dall'articolo: Merla Giovanni, Istituto di Geologia, Paleontologia e Geografia fisica, in "Il Giornale dell'Università", A. I (1952), n. 12, pp. 345-348

La continuità ufficiale dell'Istituto di Geologia dell'Università di Firenze può farsi risalire al 1859, anno di fondazione del R. Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento, e più precisamente al 1860, anno in cui Igino Cocchi divenne il primo professore di Geologia e il primo direttore del Gabinetto di Geologia della Facoltà di Scienze fiorentina.

Ma, come per gli altri campi naturalistici, un'attività di ricerca e di insegnamento in Firenze nel campo della geologia e paleontologia è di data assai più lontana. La Facoltà di Scienze di Firenze è nata, propriamente, nel 1807, quando il governo d'Etruria istituì il Liceo di Scienze Fisiche e Naturali, mandando a effetto un disegno che, a quanto pare, era stato già del granduca Ferdinando III di Lorena verso il 1792.

Al Liceo furono assegnate sei cattedre dimostrative: Astronomia, Fisica Teorico-esperimentale, Chimica, Anatomia comparativa, Mineralogia e Zoologia, Botanica.

Professore di Mineralogia e Zoologia (titolo per vero assai eterogeneo anche per i tempi) fu lo Zuccagni, avendo come supplente Filippo Nesti; e quest'ultimo divenne titolare della cattedra lo stesso anno 1807.

Prima del Liceo, non vi fu dunque pubblico insegnamento in Firenze di materie geologiche. Ma vi era stata una lunga tradizione di ricerca e di raccolta di materiali. Sappiamo che già i primi sovrani medicei raccolsero curiosità naturali, ma poco restò di quanto essi misero insieme; poiché tutto o quasi tutto fu da Ferdinando I donato nel 1595 all'Università pisana ove dovrebbero potersi rintracciare questi primi cimeli.

Ferdinando II fu il creatore della raccolta naturalistica granducale fiorentina. Fra l'altro, egli acquistò "tutta la bella raccolta di Minerali, di Cristallizzazioni e di vaghissime Pietrificazioni che per suo studio aveva formato il celebre Niccolò Stenone". Ecco il primo dei grandi nomi che troviamo legati alle collezioni geologiche di Firenze [...]. 

Anche i vistosi ossami di mammiferi villafranchiani e quaternari che il suolo del Valdarno e della Val di Chiana contiene in tanta abbondanza dovettero fornire parecchi pezzi alla vecchia raccolta. Fu ancora Ferdinando II che fece scavare nel 1663 uno scheletro di Elefante (prob. E. antiquus Falc.) venuto alla luce "nelle Chiane d'Arezzo" durante i lavori di bonifica.

Un'altra collezione che poi confluì in parte nel museo geologico della Facoltà di Scienze sorge tra la fine del '600 e la prima metà del '700. Essa ricorda i nomi di Pier Antonio Micheli e Giovanni Targioni-Tozzetti: il primo, raccoglitore nei suoi viaggi in Toscana e fuori di copiose notizie geognostiche, e, soprattutto, scopritore della natura vulcanica del Monte Amiata e del Monte di Radicofani; il secondo continuatore della tradizione micheliana di naturalista viaggiatore, consegnata nei celebri Viaggi in Toscana

La raccolta micheliana fu acquistata nel 1738, l'anno dopo la morte del maestro, dal Targioni che l'accrebbe e ne compilò un catalogus animalium (o testaceorum) musaei sui due volumi del quale sono all'Istituto geologico di Firenze; dalla famiglia Targioni fu ceduta, forse nel 1845, al Museo di Fisica e Storia Naturale [...].

Nel 1763 Targioni ebbe incarico di riordinare il materiale scientifico già mediceo. Ne venne il Catalogo delle produzioni Naturali che si conservano nella Galleria imperiale di Firenze. L'originale venne inviato a Vienna, ma una copia fattane eseguire dal Parlatore nel 1870 esiste nella biblioteca dell'Istituto Botanico di Firenze [...].

Nel 1775 è fondato il Museo di Fisica e Storia Naturale alla Specola, col materiale già a Pitti, e s'inizia il periodo vero e proprio di formazione delle presenti collezioni paleontologiche e geologiche fiorentine. È la fase che si può intitolare con il nome di Filippo Nesti. Il giovane professore, che ebbe la cattedra avanti il conseguimento della laurea (studiava giurisprudenza a Pisa), fu grande paleontologo dei mammiferi [...]. Egli dette la sua opera al Museo e all'insegnamento fino al 1849, anno della sua morte. 

Dal 1807, come sappiamo, al 1814 egli fu professore di Mineralogia e Zoologia; quindi, sospeso l'insegnamento dalla restaurazione granducale, conservatore delle collezioni; finalmente dal 1834 nuovamente insegna come professore, stavolta di Mineralogia e Geologia. Il Nesti è il creatore della collezione valdarnese di mammiferi villafranchiani [...]. 

Dopo la morte del Nesti, la cattedra resta vacante fino al 1860, anno della nomina di Igino Cocchi (1827-1913). È nato il R. Istituto di Studi superiori, e nasce il Gabinetto di Mineralogia e Geologia annesso al Museo di Fisica e Storia Naturale. Oltre alle collezioni, già cospicue, il gabinetto doveva essere, come attrezzatura, assai modesta cosa. La biblioteca poteva contenere qualche centinaio di volumi; ve ne sono parecchi, fra le opere antiche della biblioteca di Geologia, con l'etichetta del Museo di Fisica e Storia Naturale. Tenne il Cocchi la cattedra fino al 1873.

In questo periodo nasce la presente biblioteca, nascono le presenti collezioni litologiche (dell'Elba, delle Apuane ecc.), e continua l'incremento del museo dei mammiferi; il cranio dell'Olmo (IGF 4698) è scavato in questi anni.

Segue al ritiro del Cocchi un'altra vacanza, fino alla nomina di Antonio Stoppani a professore di Geologia nel 1877. Il Gabinetto è sempre in via Romana, e ha un professore aggregato per la Paleontologia (Cesare D'Ancona, che resterà fino all'anno accademico 1896-97) e uno per la Mineralogia (Grattarola). Il nome dello Stoppani è già illustre, ed egli viene incaricato di leggere il discorso inaugurale degli studi nello stesso anno 1877. Ma la sua permanenza alla cattedra fiorentina è breve: nel 1882 egli ritorna a Milano [...].

Intanto, giusto un secolo dopo la fondazione (1875), il Museo di Fisica e Storia Naturale si era scisso nei musei speciali annessi ai vari istituti naturalistici. Per la Geologia, ciò aveva significato anche un trasferimento ai locali di piazza S. Marco, dove troviamo il nostro Gabinetto a partire dal 1879. Alla Specola erano rimaste invece le collezioni, che seguiranno anni dopo a cura di De Stefani, nonché la Mineralogia distaccata e resa un Gabinetto autonomo.

L'opera di Carlo De Stefani (1851-1924), come è fondamentale per la scienza geologica [...], così è fondamentale per il nostro Istituto, che egli curò per un quarantennio (1885-1924). Per non citare che alcuni dati materiali dirò che sotto la direzione di De Stefani il museo si è trasferito, intorno al 1890, dalla Specola a S. Marco, e poi, insieme col Gabinetto o Laboratorio (negli atti ufficiali prende il nome di Istituto di Geologia, Paleontologia e Geografia Fisica dal 1923) nella sede appositamente costruita in via Lamarmora; che le collezioni degli invertebrati si sono ampliate fino a diventare una raccolta generale di primissimo ordine, sia mediante raccolte di De Stefani e dei suoi collaboratori ed allievi, sia mediante numerosissimi acquisti; che non mancarono cospicui incrementi alla collezione litologica e a quella dei mammiferi fossili [...]; che la biblioteca crebbe da un nucleo modestissimo fino a circa 10.500 opere e fascicoli per acquisti e doni (cospicuo il dono della biblioteca Cocchi, circa 4.000 numeri); che fu iniziata l'attrezzatura strumentale (microscopio, macchina fotografica ecc. intorno al 1890) [...]. 

A Carlo De Stefani succede Giotto Dainelli, suo allievo, che resse l'Istituto dal 1925 al 1944. Il Dainelli ha dato all'Istituto la presente fisionomia, coll'arredamento dei locali, lo sviluppo dell'attrezzatura scientifica, l'adattamento e la costruzione delle scaffalature dei musei, il riordinamento generale delle collezioni, specie degli invertebrati, che furono riclassificati secondo il criterio stratigrafico e regionale, ed infine colla classificazione e schedatura della biblioteca. Questa crebbe fino a 17.500 numeri; e si accrebbero pure le collezioni, in particolare degli invertebrati e delle rocce.

Basterà citare le raccolte del Dainelli, grande geologo e geografo viaggiatore, in Eritrea e nel Caracorum. Ultime, importantissime accrezioni sono le raccolte litologiche e paleontologiche delle missioni AGIP in Somalia (1936-39), dapprima depositate (1939) nell'Istituto, e poi a questo donate (1948) dall'Azienda Generale Italiana Petroli [...].

Terminerò questi cenni con alcuni dati sulla presente consistenza e attività dell'Istituto Geologico fiorentino. La biblioteca conta circa 20.100 numeri, pari a circa 25.200 pezzi (ogni periodico ha un sol numero), e cioè circa 11.000 opere e volumi di periodici e 14.200 fascicoli. Il complesso è di più di 100.000 lavori, e richiede, come necessità ormai urgente, la compilazione di uno schedario per materie [...]. 

La superficie dei locali adibiti a musei è di mq 2.500; il numero totale dei pezzi, almeno 230.000 secondo una larga approssimazione, si ripartisce così: a) collezione dei vertebrati, specialmente mammiferi pliocenici e quaternari toscani, 20.000;  b) collezione generale degli invertebrati, dal Cambriano al Quaternario, 125.000; collezione litologica generale, 30.000; rocce e fossili dell'Eritrea, Etiopia e Somalia (raccolte AGIP, Dainelli e Marinelli, Merla e Minucci) 45.000. c) collezione miscellanea Strozzi, collezione Fucini, didattica e altre, 10.000 [...].

Ultimo aggiornamento

15.12.2023

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