Discorso della Corona


Discorso pronunciato da S.M. il Re Vittorio Emanuele II all'apertura della prima sessione delle Camere il 18 febbraio 1861Discorso pronunciato da S.M. il Re
Vittorio Emanuele II all'apertura della prima
sessione delle Camere il 18 febbraio 1861

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Dopo l’annessione del Meridione, delle Marche e dell’Umbria nell’autunno del 1860, nuove elezioni politiche furono indette nel gennaio del 1861.

Per accogliere i 270 senatori e i 443 deputati neoeletti, nel cortile di palazzo Carignano fu allestita una sala provvisoria - più ampia dell’aula del Senato e di quella della Camera del Parlamento subalpino - che restò in funzione fino al trasferimento della capitale a Firenze nel 1865.

Alla presenza dei rappresentanti diplomatici di Francia, Prussia, Inghilterra, Turchia, Svezia e Belgio, Vittorio Emanuele inaugurò la nuova legislatura - l’VIII del Parlamento subalpino - con un breve discorso che suscitò applausi e commozione nei presenti.

Il re esortò l’assemblea parlamentare ad assolvere ai propri compiti dando “istituti comuni e stabile assetto (…) le maggiori libertà amministrative a popoli che ebbero consuetudini ed ordini diversi” e a vegliare “perché l’unità politica, sospiro di tanti secoli, non possa mai essere menomata”.

Dopo aver accennato all’amicizia degli Stati europei e alla loro simpatia per la causa italiana, ricordò i recenti successi militari e politici, rendendo omaggio a quanti avevano lottato per il conseguimento dell’unità nazionale: “la valente gioventù” che aveva dimostrato che “né la servitù, né le lunghe sventure valsero a snervare la fibra dei popoli italiani”, e il “Capitano che riempì del suo nome le più lontane contrade”.

Il ruolo di Garibaldi si era rilevato fondamentale, come aveva riconosciuto lo stesso Cavour in una lettera a Costantino Nigra, il 9 agosto 1860. “Garibaldi – sosteneva - ha reso all’Italia il più grande dei servigi che un uomo potesse renderle: ha dato agli italiani la fiducia in se stessi, ha dimostrato all’Europa che gli italiani sapevano battersi e morire sui campi di battaglia per riconquistarsi una patria”.

Il discorso della Corona si concluse con le parole: “Questi fatti hanno ispirato alla Nazione una grande confidenza nei propri destini. Mi compiaccio di manifestare al primo Parlamento d’Italia la gioia, che ne sente il mio animo di Re e di soldato”.

L’inaugurazione del primo Parlamento nazionale costituì il punto di arrivo di una serie di eventi decisivi che in soli due anni - dal 1859 al 1860 - ridisegnarono la cartina politica dell’Italia, consentendo al piccolo Regno di Sardegna, popolato da circa 5 milioni di abitanti, di diventare – attraverso l’annessione dei vari Stati preunitari - una potenza europea di oltre 21 milioni di abitanti.

 
ultimo aggiornamento: 09-Mar-2015
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