L'Istituto matematico "Ulisse Dini" di Firenze : discorso inaugurale del prof. Giovanni Sansone tenuto il 2 marzo 1963

Testo integrale dell'opuscolo pubblicato a Firenze : Il cenacolo, 1963. Università degli Studi di Firenze

vedi scheda in onesearch

Eccellenza, Signore e Signori, Colleghi e Studenti

L'Istituto Matematico di Firenze riceve oggi il suo battesimo ufficiale e a me è concesso il privilegio di rievocarne l'origine, piuttosto recente, e gli ulteriori sviluppi. 

Fino al 1924 esisteva a Firenze il R. Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento con tre Facoltà: lettere e filosofia, medicina, scienze.

La Facoltà di scienze conferiva unicamente le lauree in chimica e scienze naturali. 

Nella Scuola chimica, per un lungo periodo di tempo, vi aveva tenuta la cattedra Ugo Schiff (1834-1915); la scuola naturalistica dotata del Museo della Specola di Via Romana, degli Istituti di Botanica, di geologia e di mineralogia, tutti di origine granducale, con maestri come E. Gigliotos (1865.1926), D. Rosa (1857-1944), C. De Stefani (1851-1924), operava come una delle meglio attrezzate della Nazione.

L'osservatorio Astronomico di Arcetri, già celebre per la direzione di G. B. Amici (1786-1862) e di G. B. Donati (1826-1873), si preparava a trasformarsi ad opera di Giorgio Abetti, in uno dei più rinomati osservatori d'Europa.

Nel 1924, in occasione di una riforma, o meglio di un primo rivolgimento dei nostri ordinamenti universitari, due maestri dell'Istituto: Ermenegildo Pistelli (1862-1927), ordinario di grammatica latina e greca, e Antonio Garbasso (1871-1933), ordinario di fisica sperimentale, l'uno nato a Camaiore in Versilia, l'altro a Vercelli, entrambi tocchi dalla fortuna di vivere all'ombra del Cupolone, con vera audacia e bruciando le tappe, ottennero di trasformare l'Istituto di Studi Superiori in Univesità. La Facoltà di scienze divenne Facoltà di scienze fisiche, matematiche e naturali e con la possibilità di conferire anche la laurea in matematica e in fisica e con il diritto di rilasciare la licenza dal biennio di avviamento all'ingegneria. Fu pure creata la Facoltà di legge, cosicché nel 1924, l'Università di Firenze, con le Facoltà di lettere e filosofia e di medicina che vantavano maestri come il filologo Girolamo Vitelli (1849-1935) e l'anatomico Giulio Chiarugi (1859-1944), aveva l'assetto tradizionale delle altre Università italiane. Nel 1924, io insegnavo matematica all'Istituto Tecnico Galileo Galilei di Firenze e come libero docente di analisi matematica algebrica e infinitesimale, tenevo corsi per incarico nell'Università: successivamente, con un concorso, proprio per Firenze, a partire dal 1° gennaio 1927, vi divenni professore di ruolo.

§ I locali

Il 1° gennaio 1927 io trovai l'Istituto allogato in una stanzetta dell'edificio universitario di P. S. Marco adibita in precedenza dal Rettorato a deposito di materiali di ufficio; un tavolo con una lavagna orizzontale, una libreria a rete piuttosto rozza e un libro. Rettorato Unifi

In una stanza attigua vi si svolgevano le lezioni del secondo biennio: A. Garbasso vi teneva il suo corso di fisica superiore ed E. Fermi di fisica teorica e di meccanica razionale.

Via via che aumentavano gli studenti l'Istituto occupò dapprima quasi interamente l'ultimo piano di Piazza S. Marco, dove attualmente sono allogate le Segreterie e successivamente la maggior parte dei locali a terreno, attualmente adibiti ai servizi amministrativi.

Si trattava di temporanei ripieghi perché nel piano Garbasso e successivamente in quelli dei Rettori B. de Vecchi, A. Serpieri, l'Isituto avrebbe dovuto avere una sistemazione autonoma e decorosa.

Per un certo periodo di tempo l'amministrazione Universitaria pensò di trasferire la scuola matematica in uno dei più bei palazzi settecenteschi di Firenze, non molto distante da Piazza S. Marco; poi, nel piano edilizio di B. de Vecchi, inteso a creare una città Universitaria nel centro storico di Firenze, nei locali dell'antico ospedale di S. M. Nuova, col progetto esecutivo Brizzi, che per tanti anni fu esposto nell'antisala del Rettorato a ricordare un problema ed un voto, era previsto per l'Istituto Matematico un edificio autonomo. A. Serpieri, nel suo grandioso progetto di riordinamento dell'Università, previde l'Istituto Matematico nel palazzo degli Innocenti, nei locali prospicienti piazza della S.S. Annunziata; questa soluzione avrebbe posto l'Istituto in una delle piazze più famosa del mondo.  Caduto, a causa della guerra, il progetto Serpieri, il nuovo Rettore, P. Lamanna, prese a cuore il problema.

La necessità per l'amministrazione universitaria di centralizzare le segreterie delle vecchie Facoltà e delle nuove: Agraria, Architettura, Economia e Commercio, Magistero e Scienze sociali, aveva reso più assillante il problema dell'Istituto Matematico che, fin dal 1936, era stato costretto a portare la sua biblioteca e gli insegnamenti del secondo biennio in un palazzo privato di Via Alfani, mentre gli insegnamenti propedeutici passavano nello stesso tempo nei locali lasciati in quel tempo liberi dagli Istituti di Igiene e di Anatomia Patologica sempre a Via Alfani, sopra gli allora locali degli Istituti Anatomici.

Nei primi locali lo spazio, utilizzato fino all'inverosimile, era assolutamente insufficiente; lo stato dei secondi locali era così deplorevole e direi anche indecoroso che il Rettore Lamanna provocò appositamente l'intervento della stampa cittadina.

Lamanna considerò il problema come fondamentale per l'Università e lo pose in prima linea fra quelli che avrebbe dovuto risolvere il Consorzio Universitario ritornato in vita nel 1956 per opera dello stesso Rettore, del senatore Adone Zoli e dell'onorevole Giuseppe Vedovato.

Un primo progetto di costruzione dell'Istituto a Via Gino Capponi tra gli attuali locali degli Istituti di Chimica e il Giardino dei Semplici, in un terreno appartenente un tempo all'Istituto di fisiologia, fu accantonato perché i colleghi chimici vi videro un impedimento ad una loro espansione; la prevista espansione dei chimici è andata ora molto al di là e a via Gino Capponi il problema chimico non ammette più soluzioni. 

Scartata poi l'utilizzazione del terreno occupato dagli Istituti Anatomici per il loro trasferimento a Careggi, in quanto in quel terreno si potevano creare gli edifici per le Facoltà di Lettere e di Magistero e scartato anche quello di occupare la parte della Maternità che si rendeva libera per il trasferimento della Clinica Ostetrica e Ginecologica a Careggi, l'unica soluzione che si presentava al Rettore Lamanna era di utilizzare una parte del terreno universitario traversato dal Viale Morgagni.

I Professori dell'Istituto accolsero senza esitazione questa soluzione e un giovanissimo collega che stava per ritornare da Catania a Firenze, da buon fiorentino, scriveva ai colleghi che anche lui approvava la soluzione perché era "meglio Careggi che Trespiano".

Il Consorzio, per opera dell'Ingengere Prof. Arduino Matassini, preparò il contratto di appalto; l'architetto Silvano Cappelli e l'Ingegnere Vladimiro Pagano prepararono il progetto esecutivo di cui voi tutti avete avuto modo di ammirare la realizzazione.

Il 1° maggio 1959 dal Rettore Lamanna, presente Adone Zoli, fu posta la prima pietra dell'edificio, benedetta dall'allora arcivescovo ausiliario Mons. Florit, oggi beneamato Pastore della nostra diocesi, e la Ditta Vasco Guarducci con al direzione dei progettisti architetto Cappelli e Ing. Pagano e la sorveglianza dell'Ing. Matassini e del suo fedele collaboratore geometra Romano Cianchi, iniziò i lavori che si sono protratti fino a oggi.

Per necessità di cose noi siamo in questi locali fin dal gennaio 1962, da un anno quindi, e durante questo periodo, dal piano interrato, grazie alla cordiale comprensione e agli interventi del Magnifico Rettore G. Archi, abbiamo ricavato i locali per il calcolatore elettronico, strumento necessario per il funzionamento del nuovo corso di laurea in matematica applicata, una sala di ritrovo per gli studenti e risolto molti degli inevitabili problemi connessi al quotidiano funzionamento dell'Istituto. Istituto matematico viale Morgagni

L'Istituto è ora fatto, e a Paolo Lamanna che lo volle, che pose tutte le sue forze perché i lavori procedessero con la maggiore sollecitudine consentita nelle imprese edilizie di pubblica utilità, va il riconoscimento di tutti i professori, assistenti, studenti di questo Istituto, dei presenti e di quelli che verranno.

Ho voluto lasciare per ultimo un nome, quello del collega Giorgio Sestini, a cui vanno sentimenti di viva riconoscenza da parte di tutti noi. 

Delegato a rappresentare i colleghi durante la costruzione di questo edificio, egli ha portato i suoi lumi perché esso fosse al massimo funzionale, egli ha seguito passo passo le costruzioni murarie e quelle accessorie, ha consigliato la scelta dell'arredamento in maniera che esso risultasse pienamente idoneo, non di lusso ma nello stesso tempo economico ed esteticamente soddisfacente, ha sorvegliato la sistemazione dei locali nel piano interrato per metterli al servizio delle attività dell'Istituto, in altre parole ha fatto il possibile e l'impossibile perché docenti e studenti trovassero in questo nuovo Istituto, fin dall'arrivo, quanto è necessario per viverci col dovuto decoro.

§ La biblioteca

Quando, nel gennaio 1927, mi fu affidata la direzione dell'Istituto Matematico di Firenze, come ho già detto, vi trovai soltanto un volume: "G. Scorza - Corpi numerici e Algebre".

Questo volume è attualmente posseduto in due copie.

Il prof. E. Ciani ed io, per far redigere ai giovani la tesi di laurea, mettevamo a loro disposizione i nostri libri e le nostre miscellanee.

Il primo e valido aiuto alla nostra biblioteca, favorito da uno dei miei maestri pisani, il prof. O. Nicoletti, derivò dall'acquisto dagli eredi di Ulisse Dini dei suoi libri e delle sue miscellanee.

Vennero in questo modo all'Istituto 403 volumi, alcuni giornali, fra i quali ricorderò gli "Annali di Matematica pura ed applicata", i "Rendiconti del Circolo Matematico di Palermo", il "Crelle", vari atti accademici e circa seimila pezzi di miscellanee relativi a quasi tutti i campi delle matematiche pure ed applicate.

A Dini, che nel mondo matematico teneva un posto di primo rango, pervenivano invero omaggi da parte di ricercatori di ogni nazione.

Fra i libri del Dini ve ne sono alcuni con dediche altamente significative; l'edizione tedesca della geometria differenziale di Luigi Bianchi, scritta nel 1910, quando egli era già diventato uno dei maggiori differenzialisti del mondo, dice: "Al mio amatissimo maestro senatore U. Dini, in segno di riverente affetto". Era l'omaggio di un grande ad un altro grande.

Nel 1931 pervenne all'Istituto, per la munificenza della famiglia Finaly-Landau, una donazione di 606 volumi e di 5 librerie. Molte opere moderne, sopratttutto in lingua straniera, entrarono così a far parte della nostra Biblioteca. timbro Donazione Finaly

Un arricchimento veramente cospicuo della Biblioteca avvenne nel 1934, in esecuzione delle volontà testamentarie di Guido Toja, che, dopo aver fondato e diretto per qualche tempo l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni, era divenuto professore di matematica finanziaria e attuariale nella nostra Facoltà di Economia e Commercio.

La Biblioteca Toja passata a questo Istituto comprende 1763 opere in magnifico stato di conservazione; il Toja, oltre ad avere spiccati interessi per la matematica, possedeva un particolare gusto artistico; alcune legature della sua biblioteca, eseguite alla perfezione da artigiani fiorentini, ne fanno testimonianza. ex libris Guido Toja

Il Toja legò anche all'Istituto Lit. 100mila ad "incremento delle sue collezioni", ma, ahimé, l'inflazione del dopo guerra, ha reso inoperante questa parte delle sue volontà.

Un nucleo della biblioteca Toja era costituito dalla biblioteca del torinese Corrado Segre (1863-1924) e da ricche miscellanee raccolte e talvolta annotate dallo stesso Segre. Sono note di gran valore per la geometria algebrica di cui il Segre e il pisano Eugenio Bertini (1846-1933) sono da considerarsi i fondatori. Al Toja va il merito di non aver fatto disperdere la biblioteca Segre.

Edgardo Ciani, che nel 1924 tenne a battesimo la scuola matematica fiorentina, nel 1942, con le sue volontà testamentarie, legò alla nostra biblioteca 242 volumi e ricchissime miscellanee che da sole coprono almeno un trentennio di ricerche geometriche della scuola italiana.

Dalla soppressa sezione scientifica della Facoltà di Magistero confluirono nella nostra biblioteca nel 1937 n. 190 opere matematiche acquistate da Agostino Grandi, direttore della Scuola di Magistero († 1923 - dir. Scuola Magg. 1886-1922). Alcune di queste opere sono ancora da ritenersi fondamentali per la matematica. Regio Istituto Superiore Magistero

Anche la Biblioteca della Facoltà di Lettere nel 1945 depositò nel nostro Istituto n. 134 opere, molte delle quali rare ed essenziali per la storia della matematica negli ultimi tre secoli.

E devo anche ricordare un deposito a comodato dell'Amministrazione Provinciale di Firenze, che ci permise di avere nell'Istituto la raccolta completa del "Journal de Mathématiques pures et appliquées", il cui primo volume fu edito a Parigi nel 1836.

Hanno arricchito le miscellanee dell'Istituto quelle del compianto collega prof. Bruto Caldonazzo, e ricordo pure che il caro collega Arturo Maroni, professore onorario della nostra Facoltà, ha donato all'Istituto tutte le sue miscellanee che, in un certo senso, continuano quelle del Ciani.

Alla famiglia Caldonazzo che, assieme alle miscellanee di Bruto Caldonazzo, ci ha fatto recentemente il dono di circa un milione di lire, somma impiegata per l'acquisto delle collezioni complete di due riviste, una americana e l'altra inglese, va la gratitudine dell'Istituto.

Recentemente gli eredi di Ulisse Dini hanno donato all'Istituto tutti i manoscritti del Maestro, ed Angiolo Procissi, con la sua nota precisione e competenza, li ha ordinati e catalogati; agli eredi del Dini e ad Angiolo Procissi il nostro grazie.

Riassumendo, dirò che l'Istituto al 31 dicembre 1962 segna nel suo inventario n. 6301 opere complete, pertinenti tutti i campi della matematica; una raccolta imponente di 275 riviste matematiche, anche esse complete, dominante il grandioso salone della biblioteca, che ci informa continuamente dei progressi della nostra scienza; ed un complesso di 20 mila memorie classificate per autore e per materia.

Nelle miscellanee, oltre quelle dei professori, assistenti e allievi che hanno appartenuto o appartengono all'Istituto, trovansi le collezioni delle memorie di: Giacomo Albanese, Pietro Burgatti, Guido Castelnuovo, Annibale Comessatti, Giuseppe Gherardelli, Giovanni Giorgi, Tullio Levi Civita, Arturo Maroni, Arnaldo Masotti, Margherita Piazzolla Beloch, Giovanni Ricci, Scipione Rindi, Gaetano Scorza, Giuseppe Scorza, Guido Toja, Giovanni Zappa.

L'arricchimento e l'aggiornamento della biblioteca è curato, collegialmente dai professori aiuti e assistenti dell'Istituto, dall'addetto alla biblioteca dott. Piero Mangani e dall'applicato Franco Cugnach; le riviste bibliografiche e i cataloghi sono esaminati attentamente e la massima cura è posta da tutti noi perché non vi siano lacune nelle nostre collezioni. 

Il problema di eliminare le lacune in un Istituto come il nostro, sorto nel 1926, ha richiesto grande impegno; la ricerca di qualche volume arretrato si è protratta per oltre un decennio.

Nel salone della biblioteca si ammirano tre vetrine contenenti una raccolta di modelli geometrici costruiti dall'artigianato fiorentino sotto la sapiente guida di Luigi Campedelli; una sala dell'Istituto contiene strumenti di meccanica razionale e di analisi matematica, materiale questo che ci è pervenuto in massima parte per generose sovvenzioni della Deputazione provinciale di Firenze e anche per aiuti della Società Metallurgica Italiana.

L'ultimo potenziamento dell'Istituto è derivato dall'acquisto del calcolatore elettronico, grazie ad un'assegnazione del Ministero della P. I. sui fondi per l'attrezzatura didattica e scientifica.

Questo calcolatore ha valore strumentale importante per la preparazione dei giovani che seguono l'indirizzo applicativo; come è noto nuove esigenze della vita moderna, hanno imposto una specificazione degli studi matematici in tre indirizzi: didattico, scientifico, applicativo.

Il collega Roberto Conti ha trattato per quasi due anni l'acquisto nella forma più vantaggiosa di questo calcolatore elettronico che sarà ora affidato al nuovo titolare della cattedra di calcoli numerici Luigi Merli affiancato da un ricercatore, il dott. Aldo Belleni, e da un tecnico recentemente assegnati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

E prima di lasciare l'argomento biblioteca, mi sia consentito di ricordare come avvenne l'attuale sistemazione.

Nell'agosto 1961, quando si cominciò a profilare la possibilità di trasferire l'Istituto da via Alfani negli attuali locali, il Prof. Luigi Merli, l'applicato Franco Cugnach ed io elaborammo durante quattro mesi un piano di sgombero minuziosissimo. Di ogni libro si fissò la nuova collocazione sulla carta. Trasferita dapprima la Biblioteca Toja sotto la intelligente sorveglianza di Angiolo Procissi, dopo, in sette giorni soltanto, si trasferirono nel salone e nella biblioteca inferiore libri e collezioni, cosicché la vita dell'Istituto poté continuare senza soste da Via Alfani a Viale Morgagni.

In quei locali della biblioteca, che noi chiamiamo "Sale Toja", il nucleo dei libri di Toja ne costituisce una gran parte; noi l'abbiamo ampliata conservandone lo stile dei mobili e vi abbiamo collocato il busto  in marmo dell'indimenticabile donatore.

§ Gli studenti

Nel periodo 1927-1962 si sono laureati in matematica e fisica 490 giovani, passati in massima parte nelle scuole medie di ogni ordine e grado.

Tra essi alcuni appartengono al ruolo d'onore; altri sono presidi, anche in grandi sedi.

Fecero la loro preparazione in scientifica in questo Istituto: Giorgio Sestini dal 1949 professore di meccanica razionale a Parma e dal 1956 a Firenze, valoroso cultore di problemi di meccanica non-lineare e della teoria di propagazione del calore; Roberto Conti dal 1956 professore di analisi matematica prima a Catania e dal 1958 a Firenze, noto per le sue ricerche sulla toeria delle equazioni differenziali ordinarie e alle derivate parziali e come esperto trattatista; Tristano Manarcorda dal 1956 professore di meccanica razionale prima a Parma e dal 1961 alla Facoltà di Ingegneria di Pisa noto per le sue ricerche sulle equazioni differenziali ordinarie e sui problemi dell'elasticità; Luigi Merli per molti anni nostro impareggiabile assistente e incaricato, ora professore di calcoli numerici, noto per le sue ricerche sulla teoria delle approssimazioni delle funzioni. Il prof. Francesco Gherardelli, ora a Genova, apprezzatissimo cultore della moderna geometria, trascorse in questo Istituto tutto il suo periodo di assistentato, prima di arrivare alla cattedra; Giuliano Toraldo di Francia, prima di dedicarsi con grande successo all'ottica ed alle onde elettromagnetiche, chiuse qui il corso di studi universitari discutendo la tesi in fisica-matematica con Bruto Caldonazzo.

Hanno conseguito la libera docenza: Angiolo Procissi in storia delle matematiche, Adriano Barlotti e Luigi A. Rosati in geometria analitica con elementi di proiettiva e geometria descrittiva con disegno; ancora Luigi Rosati in algebra superiore; Gaetano Villari in analisi matematica algebrica e infinitesimale; Demore Quilghini in meccanica razionale con elementi di statica grafica e disegno.

A tutti questi liberi docenti, divenuti nostri prezioni collaboratori, va il vivo grazie dell'Istituto e un caldo augurio.

Anche Luigi Gatteschi, ora libero docente di calconi numerici alla Università di Torino, fece in questo Istituto la sua formazione scientifica, occupandosi con successo della rappresentazione asintotica delle funzioni della fisica matematica; fu assistente volontario e addetto all'Istituto.

Ho ricordato quanti hanno fatto da noi gli studi matematici, ma giova ricordare che, dal 1925-26 al 1961-62 sono passati dal biennio di avviamento all'ingegneria 3877 giovani, moltissimi dei quali sono ora valorosi professionisti, o altissimi funzionari nelle pubbliche e private amministrazioni, e altri professori universitari.

§ I professori

Attenendomi ad una cara consuetudine, ricorderò avanti tutto coloro che, durante la loro vita terrena,  esercitarono il loro magistero nel nostro Istituto.

Comincio con Enrico Fermi (1901-1954), che nel 1924-25 e nel 1925-26 fu incaricato di meccanica razionale e di fisica matematica a Firenze. Di questo celebre scienziato, il cui nome resterà in perpetuo legato alle scoperte meravigliose della fisica atomica, dirò solo che, nel periodo fiorentino, a soli 25 anni, costruì una teoria statistica sulla "quantizzazione del gas perfetto monoatomico" divenuta poi basilare  per gli sviluppi della fisica teorica.

Edgardo Ciani (1864-1942) fu il primo professore di ruolo nel nostro Istituto. Allievo a Pisa di R. de Paolis (1864-1892) e di E. Bertini (1846-1933), fu nel 1906 nominato professore di geometria proiettiva a Genova e nel 1925 passò a Firenze per avvicinarsi alla sua Romagna toscana, alla quale era vivamente attaccato.

Cuor d'oro, didatta eccellente, fu universalmente amato e stimato. I suoi studi sulle curve automorfe del quarto ordine, sulle superficie del terzo ordine e alcuni sulle configurazioni di Kummer e del pentaedro, gli diedero un posto di rilievo fra i cultori dell'indirizzo proiettivo della geometria.

Nel 1935, a 70 anni, per una legge che ebbe allora effetto retroattivo, il Ciani fu collocato prematuramente a riposo; morì nel 1942; la perdita della cattedra amareggiò fortemente gli ultimi anni della sua esistenza terrena.

Nel 1935 una seconda cattedra di geometria, assegnata dalla Facoltà alla matematica, fu data ad Enea Bortolotti (1896-1942). Il Bortolotti iniziò i suoi studi a Pisa alla scuola di Luigi Bianchi e li continuò poi con Enrico Bompiani. Nel 1929 ebbe la cattedra di geometria a Cagliari e nel 1935 fu, per voto unanime della Facoltà, chiamato a Firenze.

Giovane di eccezionale cultura geometrica e di eccezionali capacità di lavoro si affermò presto, anche in campo internazionale, per le sue poderose ricerche nel dominio della geometria affine e degli spazi a connessione. Alla sua scuola fiorentina si formò Angelo Mascia (1910-1945) e si perfezionò il cecoslovacco Francesco Vycichlo (1905-1958), poi professore di geometria al Politecnico di Praga; purtroppo l'uno e l'altro, così come il Maestro, falciati prematuramente dalla morte.

Nella Biblioteca del nostro Istituto si conservano di Enea Bortolotti i dattiloscritti di otto corsi di Geometria superiore, differenziale, metrica, conforme, affine, proiettiva differenziale, sulla connessione e relatività, tutti aggiornati ed in molti punti originali; si conservano anche le litografie di due vasti corsi istituzionali di geometria analitica e proiettiva e di geometria descrittiva che per il loro contenuto sono da ritenersi estremamente formativi.

Bruto Caldonazzo (1886-1960) studiò a Padova con Levi Civita; passò poi nel 1911 assistente a Milano prima con M. Abraham e poi con U. Cisotti. Nominato nel 1925 professore di meccanica razionale a Cagliari, si trasferì l'anno successivo a Catania e nel 1931 venne a Firenze per la meccanica razionale e la fisica matematica. Il suo corso di meccanica razionale, modello di chiarezza e di rigore, concilia in maniera brillante le esigenze teoriche e le applicazioni.

Le sue ricerche di elettrodinamica, sulla relativià, di idromeccanica piana nell'indirizzo di T. Levi Civita e U. Cisotti, sul moto dei fluidi viscosi, sulle configurazioni di equilibrio dei fluidi rotanti, lo pongono in primissima linea tra i fisici matematici della sua generazione. 

Nella sua scuola si sono formati due cattedratici: Giorgio Sestini e Tristano Manacorda.

La dirittura del suo carattere, il suo attaccamento ai doveri accademici, destavano nei colleghi e negli scolari ammirazione e rispetto. Egli lasciò nell'animo di chi gli fu tanto vicino, nella sua vita fiorentina, ricordi e rimpianti. 

Ricordo ancora tre liberi-docenti, passati nel nostro Istituto: Antonio Loperfido, Mineo Chini, Giuseppe Gherardelli.

A. Loperfido (1859-1938), libero docente di geodesia teoretica, geodeta capo dell'Istituto Geografico Militare, fu incaricato per molti anni di un corso di matematica per chimici nell'Istituto di Studi Superiori di Firenze. Uomo di ingegno singolare, aveva una conoscenza profonda dei problemi della geodesia operativa. 

Mineo Chini (1866-1933), libero docente di analisi infinitesimale, preside dell'Istituto tecnico G. Galilei di Firenze, scolaro di L. Bianchi, diede buoni contributi alla teoria delle superficie a curvatura media costante e alla determinazione delle geodetiche di alcune classi di superficie. Scrisse pregevoli testi per l'insegnamento medio e superiore; un suo corso di istituzioni di matematica per chimici, il primo edito in Italia per questo ordine di studi, ebbe un meritato successo per i suoi pregi di semplicità e chiarezza. Fu incaricato di insegnamento nel 1924-26 alla nostra Facoltà e, successivamente, alla Facoltà di architettura.

Giuseppe Gherardelli (1894-1944) scolaro di E. Bertini a Pisa, fu assistente a Torino di G. Fano dal 1919 al 1925; passato poi nell'insegnamento medio ebbe nel 1940 la libera docenza in geometria che esercitò per due anni a Firenze, prima di conseguire nel 1942 la Cattedra. Redasse, con gusti e in maniera impeccabile, lavori sulle curve algebriche, sulla serie di equivalenza e sui modelli minimi delle varietà differenziali del secondo ordine.

Alla venerata memoria di tutti i docenti che fin qui ho rievocato va l'affettuoso e riconoscente omaggio di tutti noi.

Passo a ricordare quattro cari colleghi: Francesco Tricomi, Enrico Persico, Ugo Morin, Giovanni Ricci che per qualche tempo hanno fatto parte dello Studio fiorentino.

Francesco Tricomi (1897) venne per concorso a Firenze nel febbraio 1925; egli vi restò pochi mesi perché il 31 ottobre dello stesso anno si trasferì alla Facoltà di Scienze di Torino.

Il Tricomi, noto fin da giovane per una sua ricerca che ha dato luogo alla così detta "equazione del Tricomi", ha esercitato ed esercita il suo alto magistero nell'Università di Torino. Egli è universalmente apprezzato come ricercatore e come trattatista.

Enrico Persico (1900), dal 1927 al 1931 professò a Firenze gli insegnamenti di fisica teorica e di meccanica razionale. Nel 1931 si trasferì a Torino e successivamente a Roma. Mente estremamente chiara, didatta di primissimo piano, è noto per le sue ricerche e per due suoi volumi: "Fondamenti della meccanica atomica" e "Introduzione alla fisica matematica".

Ugo Morin (1901) successe nel dicembre 1942 ad Enea Bortolotti e per un triennio, nel tormentato periodo della guerra, professò a Firenze geometria analitica con elementi di proiettiva, geometria descrittiva con disegno, matematiche complementari. E' noto per le sue profonde ricerche nel campo delle varietà razionali e per i suoi studi sui fondamenti della geometria.

Giovanni Ricci (1904), fiorentino, dal 1936 professore di analisi matematica a Milano, nel 1944-45, durante il periodo di emergenza, aiutò il funzionamento didattico dell'Istituto tenendovi un corso di "teoria dei numeri", disciplina di cui egli è noto specialista.

Unicamente per amore di compiutezza parlo degli attuali quadri dell'Istituto; mi scuso con i miei colleghi se le mie parole non saranno pari alla meritata fama che essi godono nel mondo accademico.

Arturo Maroni (1878), professore onorario di geometria analitica con elementi di proiettiva e di geometria descrittiva con disegno. 

Fu assitente a Pisa di E. Bertini; passato poi nell'insegnamento medio svolse dal 1925 al 1933 come libero docente incarichi di insegnamento della nostra Facoltà. Nel 1934 nominato professore di ruolo, insegnò con grande prestigio a Cagliari, Modena e Pavia e, nel 1946-47, rientrò a Firenze come professore di geometria analitica e proiettiva e geometria descrittiva con disegno. E' noto per alcuni sui importanti contributi alla geometria algebrica delle superficie e delle varietà.

All'Istituto, come ho già ricordato, egli ha donato le sue miscellanee.

Giovanni Sansone, nel periodo 1924-26 fu incaricato nella nostra Università; divenuto di ruolo nel 1927 vi tenne fino al 31 ottobre 1958 i tre corsi di analisi matematica algebrica, analisi matematica infinitesimale e di analisi superiore.

Dal 1° gennaio 1927 ad oggi ha avuto la direzione dell'Istituto Matematico, nel quale operano in assoluta autonomia gli Istituti corrispondenti alle singole cattedre, per i quali è comune e indivisibile il materiale librario e bibliografico, secondo lo Statuto della Università.

Luigi Campedelli, ordinario per gli insegnamenti geometrici, in ruolo dal 1935, esercita il suo magistero a Firenze dal 1937. Studioso di geometria algebrica, noto e apprezzato trattatista, è profondo conoscitore dei problemi pertinenti la didattica della matematica. 

Guido Zappa, ordinario per gli insegnamenti algebrici, in ruolo dal 1947, è venuto da Napoli a Firenze nel 1953. E' il fondatore e animatore della moderna scuola algebrica italiana; vari suoi scolari hanno raggiunto la cattedra universitaria. 

Dei colleghi Giorgio Sestini, Roberto Conti, Luigi Merli, antichi allievi di questo Istituto, ho già parlato precedentemente.

L'attività degli Istituti Scientifici Universitari poggia anche sull'apporto dei liberi docenti, degli incaricati dei corsi, degli assistenti, ed è da tutti noi auspicato che i rispettivi ruoli possano in avvenire ampliarsi.

Ricordo in ordine di anzianità i nostri assistenti di ruolo: Adriano Barlotti per la geometria analitica e proiettiva e la geometria descrittiva con disengo; Luigi Antonio Rosati per gli insegnamenti geometrici e algebrici, già vincitore di un premio ministeriale per la matematica e recentemente dichiarato maturo in due concorsi universitari; Demore Quilghini per la meccanica razionale, vincitore di un premio Bonavera dell'Accademia delle Scienze di Torino; Gaetano Villari per l'analisi matematica, vincitore del premio "Susca" dell'Accademia Nazionale dei Lincei; Roberto Magari per l'algebra.

A ciascuno di essi ed al libero docente Prof. Angiolo Procissi è affidato almeno un corso per incarico.

Tennero corsi liberi di storia della matematica e di aerodinamica rispettivamente i liberi docenti Angiolo Procissi e Giovanni Serragli. 

Sono assistenti incaricati, straordinari o addetti alle esercitazioni i dottori: Gregorio Monasta, Aldo Belleni, Gianfranco Saracini, Mario Primicerio.

Passarono in precedenza come assistenti di questo Istituto, e vi esercitarono lodevolmente le loro mansioni, il Dott. Roberto Fortini, poi professore al Liceo Artistico di Firenze, la signora Maria Frati, ora al Liceo scientifico statale di Foligno; il dott. Giulio Calamai, attualmente di ruolo negli Osservatori Astronomici, che si distinse per alcune sue ricerche sulle equazioni differenziali omogenee del secondo ordine tuttora citate, e il dott. Alberto Foà, professore al Liceo Michelangelo di Firenze che diede apprezzabili contributi allo studio della serie di funzioni ortogonali.

Il dott. Paolo Santoro, ora assitente di ruolo nell'Università di Parma, fu assistente volontario e addetto all'Istituto dal 1955 al 1961. Si è occupato con buoni risultati di equazioni differenziali.

Desidero ricordare anche il prof. N. Minorsky, già della Stanford University, noto come trattatista e come uno dei massimi specialisti di meccanica non lineare, che ha lavorato quattro anni in questo Istituto per redigere, con la collaborazione del prof. R. Conti e mia, tre rapporti sui sistemi di controllo non lineari.

Sono pure passati da questo Istituto: B. Salinas, ora professore a Zaragoza, A. de Castro, ora professore a Seviglia, Angelo Palacio Gros, professore a Caracas e il dott. Wyllis Bandler, di New York.

I tecnici e i subalterni dell'Istituto hanno prestato in ogni tempo la loro opera con zelo; tra essi desidero ricordarne uno: Guido Martini che, per quasi trent'anni rese impareggiabili servizi al funzionamento dell'Istituto.

Eccellenze, Magnifico Rettore, Cari Colleghi, Studenti:

Con decreto del Presidente della Repubblica del 30 ottobre 1950, n. 1127, l'Istituto veniva intitolato al nome del grande analista Ulisse Dini. Il Dini, insieme ad Enrico Betti,  Federico Enriques, Francesco Severi, rappresenta il genio matematico toscano dell'ultimo secolo.

Il Dini professò il suo insegnamento a Pisa, ed io ebbi la somma fortuna di essere stato allievo suo e di Luigi Bianchi nel periodo 1906-10.

Prima del 1950 nessun Istituto Superiore portava il nome di Ulisse Dini; i miei colleghi ed io ritenemmo naturale dare il suo nome al nostro istituto.

Questa relazione sulla vita dell'Istituto io l'ho trattata in parte consultando le nostre carte e in massima parte i miei ricordi, ché la memoria è stata per me una forza e talvolta un tormento.

Il 1° gennaio 1927, all'atto della mia nomina di professore di ruolo a Firenze, Antoni Garbasso mi rivolse queste parole: "ed ora bisogna che tu faccia l'Istituto". Io amavo moltissimo Antonio Garbasso e per sette anni presi la consuetudine di discutere con Lui sugli sviluppi della matematica e sul modo di iniziare alla ricerca i nostri giovani. Garbasso avvinceva chi aveva la fortuna di ascoltarlo e le sue parole "fai l'Istituto" le considerai come un imperativo.

Mi proposi allora di crare l'Istituto con la speranza che anche a Firenze potesse sorgere una nuova scuola che si presentasse con dignità di fronte alle altre 18 scuole matematiche esistenti nella Nazione.

Proprio all'inizio, Vito Volterra (1860-1940), uno dei più famosi nostri analisti, parlando col collega Giorgio Abetti della nascente scuola matematica fiorentina e riferendosi a Edgardo Ciani e a me, diceva: "cosa vuoi che facciano quei due gatti".

Risposi allora ad Abetti: "il Senatore Volterra vedrà cosa faranno i due gatti".

Effettivamente io, allora, non avevo l'esperienza per valutare tutte le difficoltà che bisogna superare per creare un Istituto. Sotto un certo riguardo fu un bene che io allora non potessi valutarle, perché forse non avrei cominciato.

A pezzo a pezzo l'Istituto si è formato. Le sole raccolte dell'Istituto, a parte la quasi impossibilità attuale di formarle, hanno un valore di più di quattocentocinquanta milioni di lire; l'Università vi ha contribuito, al 31 ottobre 1962, con 22.331395.

Per la costruzione di questo edificio e per l'arredamento, il Consorzio Universitario ha speso 230.000.000 circa.

Le cifre hanno un valore, ma uno maggiore ne ha la fede con cui l'Istituto è stato costruito. Dal 1° gennaio 1927 ad oggi ho passato le mie giornate all'Istituto e in esso ho svolto tutta la mia vita di maestro e di ricercatore.

Ringrazio la Provvidenza che mi ha concesso la grazia di aver potuto servire la matematica e la mia Università lasciandovene segni imperituri.

 
ultimo aggiornamento: 10-Ott-2017
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